Karaburun Expedition 6 Marzo 2016 - Brain and Heart  

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Se ci pensi bene un’avventura è semplicemente una cosa che non hai mai fatto prima.

 

L’avventura è una predisposizione che nasce dal desiderio di provare nuove sensazioni, di fare scoperte e di vivere il tempo nel migliore dei modi. Ecco perché quando ho ricevuto l’invito a fare un’escursione sul Karaburun non ho esitato ad accettare con entusiasmo.

Karaburun Mappa

 

In verità il Karaburun non lo abbiamo neppure sfiorato: Lo abbiamo attraversato nel punto in cui la penisola è attaccata al continente salendo seguendo un’antica mulattiera e ritornando per una ripida discesa incredibilmente percorsa anche dal mulo che ci accompagnava.

1Karaburun6Marzo2016

Il paesaggio ritrovato era incredibilmente bello: La montagna aspra e inospitale ma ricca di verde, di odori e di scorci capaci di suscitare meraviglia ad ogni passo. Se poi lo sguardo si rivolgeva verso ovest ecco il mare, la baia di Orikum e il Karaburun; quello vero che per 15 chilometri si estende nell’adriatico allungandosi verso la Puglia.

Di questa penisola mi avevano parlato come di un posto pericoloso in cui anche guide esperte e allenate avevano rischiato la vita: Non c’è acqua, è facile perdere l’orientamento e quasi impossibile ricevere soccorsi. Occorre prudenza e una seria preparazione prima di affrontare una spedizione che affronti davvero la sua esplorazione. La nostra invece è stata poco più di una allegra scampagnata: Siamo partiti da Orikum e in auto abbiamo raggiunto le pendici della montagna dove ci attendeva il mulo. Portarlo con noi aveva un senso preciso ed anche se lo abbiamo usato per portare il peso degli zaini in verità la sua presenza ci garantiva l’unico mezzo di trasporto per riportare indietro chi si fosse fatto male durante l’escursione o chi avesse perso la sfida contro la resistenza del proprio corpo.  Dal nostro “campo base” abbiamo iniziato la salita seguendo una mulattiera appena visibile ma ben tracciata e sopratutto ben conosciuta dalla nostra guida che anche se di soli 17 anni la percorre regolarmente da quando ne aveva 13. Lungo la strada, incredibilmente, incrociamo viandanti solitari anch’essi accompagnati da un mulo che ci salutano e ci osservano incuriositi non riuscendo a comprendere il motivo della nostra fatica. Arrivati in cima ad attenderci c’era un vento così freddo e forte da obbligarci a sederci in terra per non essere sbattuti sulle rocce: impossibile stare in piedi o procedere il linea retta. La ricompensa offerta dal panorama però valeva tutta la fatica per stare in piedi!
La discesa inizia dopo aver attraversato un altopiano degno dei paesaggi delle Highlands Irlandesi e dove incredibilmente resistono posticci rifugi ancora usati dai pastori in legno e pietra; sembra essere tornati all’anno 1000!

Scendere è impresa più difficile della salita: Ad ogni passo c’è l’insidia di cadere e di rotolare a valle tra pietre aguzze. L’attenzione è massima, il terreno scivoloso e incredibilmente ripido. La cosa ancora più difficile da credere è l’agilità del nostro mulo e della nostra guida che fanno numerose pause non per riposare ma per aspettare me e gli altri che scendiamo lentissimi.

Alla fine avverto la fatica: 5 ore di marcia su terreno molto difficile. Ma che giornata ragazzi! Davvero un bel modo di impiegare il TEMPO.  Un giorno da ricordare.

48Karaburun6Marzo2016

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