Dove Osano le Aquile 2016. Tour in moto nel Nord Albania

Viaggiare da soli significa fare i conti con le proprie paure ad ogni curva. Ascoltare il rumore del motore e controllare la moto ad ogni sosta e sempre con il timore di trovare un'anomaila che significa aver perso la tua unica amica ed alleata: la moto.

Viaggiare da soli significa fare i conti con le proprie paure ad ogni curva ed ascoltare di continuo il suono del motore con il timore di sentire l’anomalia che significa aver perso la tua unica amica ed alleata: la moto.

Ho passato gli ultimi otto mesi viaggiando in solitaria con la mia TDM 900 per tutta l’Albania. Da Nord a Sud percorrendo ogni tipo di strada e sempre da solo. L’invito di un’amico conosciuto tramite i Social Network a partecipare ad un motoraduno qui in Albania mi è sembrato il tassello che mancava alle mie esperienze.
Andando all’appuntamento la mattina ho subito sentito il disagio di dover adeguare i miei spostamenti al rendez vous con gli altri 40 bikers e già all’uscita da Tirana ero pentito perché sentivo in pericolo la mia libertà.

L’incontro con i bikers è stato traumatico: impossibile ricordare i nomi di tutti e c’era chi mi è venuto incontro sorridente e chi mi ha ignorato totalmente. Subito dopo, abbiamo perso oltre due ore per fare benzina ed acquistare schede telefoniche. Mi sembravano tutti zavorre con esigenze assurde ed incomprensibili; alcuni si sono perfino attardati ad acquistare “souvenirs” nelle bancarelle sul lungomare e per me, che non ho mai acquistato nulla del genere in tanti mesi, era davvero una inutile perdita di tempo.

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I “Bikers” però sono gente strana e per iniziare a volersi bene devono accumulare chilometri percorsi insieme. Così, pausa dopo pausa e curva dopo curva i volti hanno iniziato ad associarsi alle moto e i sorrisi a ritrovarsi dopo gli sguardi scambiati nei sorpassi, percorrendo le curve o al cospetto di scenari meravigliosi. Il risultato? A cena eravamo più che amici e a tavola le pacche sulle spalle si alternavano ai complimenti. Eh già, perché io che all’inizio ero “l’intruso” e “quello nuovo” il solitario che l’Albania l’aveva già girata tutta (tranne le strade in cui mi hanno portato loro) e se da principio ero quello che doveva farsi conoscere al termine della giornata ero un nuovo amico. Così con mia grande meraviglia (e soddisfazione) ho iniziato a sentir dire “però, è bravo Dario!”  “…ma sei proprio una bella persona”.

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Alla ripartenza il giorno dopo eravamo una cosa sola. Un serpente di motociclette lungo quasi in chilometro che sfrecciava sulle strade di montagna sfidando la pioggia, il fondo sdrucciolevole e gli animali che ostinatamente ci contendevano le carreggiate. Le pause allora sono diventate le occasioni per scambiare i sorrisi e per fare una foto insieme con la voglia di fermare l’attimo e fissare per sempre il momento in cui quelle belle amicizie nascevano.

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Alla fine del giorno eccoci ai saluti prima dell’ultimo tratto di strada da fare insieme e dell’ultima corsa verso quell’incrocio che ci avrebbe separati; in quel momento tutto il peso di quelle nuove amicizie si è fatto sentire e la nostalgia per quegli amici appena ritrovati ha subito iniziato a scavare nel mio cuore. Nell’ultimo chilometro uno di loro si è affiancato alla mia moto ed abbiamo fatto un po’ di strada in tandem. Arrivati al bivio: uno per uno sfilavano davanti alla mia moto ferma suonando e salutando e per fortuna avevo il casco a fare da schermo alla mia emozione. Subito dopo, inserita la prima marcia e ripartendo guardo nel retrovisore:  sono di nuovo solo e questa volta l’angoscia si fa pesante perché il nemico adesso è di nuovo la solitudine.

 

 

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